TRIFLISCO (TRA STORIA E NATURA) (parte 1)

– L’ANTICA “SICOPOLI”

Fu nei primi anni del IX secolo d.C. che Sicone I, principe longobardo di Benevento, ordinò a Landulfo conte di Capua (all’epoca contea appartenente al principato di Benevento) di edificare una nuova città nel tentativo di trovare un punto difensivo tale da assicurare ai longobardi della contea capuana un sicuro rifugio dagli attacchi nemici. Per questo motivo fu scelta una zona non lontana dalla Vecchia Capua, posta in una posizione strategica tale da poter tenere sotto controllo l’intera pianura Campana. La scelta ricadde proprio su Triflisco, sulla collina detta “della palombara”, punto nevralgico della contea. Sicopoli divenne dunque una “civitas” vertice di un guarnito triangolo difensivo a cui appartennero la Capua tardoantica ed il suo porto, Casilinum, destinato a divenire la Capua altomedievale. Possiamo dire con certezza che questa città, le cui rovine ricadono nel comune di Bellona (CE), non fu un semplice insediamento ligneo, come disse Erchemperto (storico longobardo), ma può essere definita “urbs munitissima”, proprio come lo storico definì Salerno, in quanto cinta da possenti mura (composte da blocchi di tufo) e circondata da torri d’avvistamento (l’unica superstite è la cosiddetta “torre di Triflisco). Quindi Sicopoli, pur non essendo un “castrum” (borgo fortificato ) a tutti gli effetti, era una città talmente protetta da dirsi edificata sul modello di un castrum, all’interno del quale si articolano gli spazi del pubblico e del privato. Essa ospitò la sede vescovile (episcopium), in seguito al trasferimento del vescovo-conte Landulfo, per questo motivo fu definita “civitas” ed ebbe, da questo momento, una funzione coordinante per l’intera contea. Importante fu il suo ruolo nella guerra tra il principe usurpatore di Benevento Radelchi, che uccise il principe Sicardo (figlio di Sicone) e Siconolfo (fratello di Sicardo), appoggiato dai conti di Capua e Salerno. Infatti essa funse da rifugio per i capuani quando la loro città fu assediata e distrutta dai mercenari saraceni assoldati da Radelchi (841). Questa guerra vide la perdita da parte del principato di Benevento della sua parte occidentale (compresa la contea di Capua), che andò a formare il principato di Salerno da cui Capua divenne autonoma solo nell’860. La città purtroppo ebbe vita breve, infatti nell’856 un incendio la distrusse quasi completamente e la popolazione decise di abbandonarla per andare nel nuovo insediamento fortificato che stava sorgendo in un’ansa del Volturno poco più ad ovest, sulle rovine di “Casilinum”.

LO STATO ATTUALE DEI RESTI

Di Sicopoli sulla collina della Palombara rimane ben poco, il sito, oltre ad essere rimasto abbandonato all’incuria e gettato nel dimenticatoio (in molti ne ignorano l’esistenza), negli ultimi trent’anni è stato devastato da un’edilizia pacchiana e priva di scrupoli. Fino a pochi anni fa era possibile notare i resti della cinta muraria oltre che di alcuni edifici, mentre oggi, l’unico elemento superstite dell’antica città è proprio la torre detta “di Triflisco”. Essa è quasi impossibile da raggiungere ma è visibile per un lungo tratto dalla SP 333 di Triflisco. Con questo nostro articolo non vogliamo solo far conoscere questa località ma denunciarne le pessime condizioni in cui versa, sperando che chi di competenza possa rivalutarla a dovere.

La torretta di Sicopoli, ormai rudere.

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